Considerazioni varie
La prima volta che ho provato questa ricetta mi sono sentito un po’ come il gestore di una ‘frulleria’ (o ‘frullateria’ boh) cui Roberta chiese un frullato con due o tre tipi di frutta (tipo mango, açaì e carota ). Il ‘frullista’ prende coscienziosamente nota dell’ordinazione e torna dietro il banco. Dopo qualche momento torna e chiede: ‘Ma devo mettere prima il mango, l’açaì o la carota?’. Infatti letto il primo passaggio, probabilmente per deformazione professionale, mi sono domandato se esistesse e quale fosse l’ordine con cui montare burro, zucchero, uova e tuorli. Non avendo voglia di fare esperimenti mi sono limitato ad utilizzare un ‘algoritmo’ consolidato e testato per altre ricette, ovvero: montare il burro con lo zucchero sino ad ottenere un bel composto spumoso, quindi aggiungere le uova (uno alla volta, aspettando il completo assorbimento del primo prima di incorporare il secondo) ed infine aggiungere i tuorli (col medesimo procedimento). Probabilmente esisterà una sequenza migliore o più efficiente, ma visto il risultato ed essendo piuttosto pigro non ho indagato (sono pure un sostenitore del detto ‘se non è rotto non aggiustarlo’!).
Piccolo momento di smarrimento anche per il secondo passaggio. Anche in questo caso mi sono limitato ad applicare quanto già sperimentato con altre ricette: metto le farine, il bicarbonato, il sale e la scorza in una ciotola, amalgamo con una frusta (così giustifico anche una smodata collezione sia di ciotole sia di fruste), quindi aggiungo al composto di burro zucchero e uova. Le mandorle le aggiungo infine per ultime.
Sempre basandomi su altre ricette, soprattutto perché l’impasto è piuttosto molliccio, ho introdotto due passaggi aggiuntivi (che influiscono leggermente sui tempi di preparazione, ma senza comportare complicazioni. Una volta terminato di impastare (e prima di porzionare i filoncini), lascio l’impasto a raffreddare ed indurirsi in frigorifero per una ventina di minuti circa. Trovo che trascorso questo periodo sia più agevole preparare i rotolini (dopo varie prove il mio ‘numero ideale’ è di 4 filoncini per una teglia circa 30×40). Prima di infornare, inoltre, rimetto i cilindri in frigorifero per altri 20 minuti circa: mi sempra che in questo modo si attenui la tendenza dell’impasto a ‘spatasciarsi’ nella teglia.
In genere anziché la scorza di limone preferisco utilizzare la scorza di arancia o un mix delle due (oltre ad un esperimento con la scorza di fantastici mandaranci consigliatimi da Marco – il fornitore di frutta e verdura necessariamente non a chilometri zero – che secondo me ha dato l’aroma più interessante).